Buongiorno belli e buon giovedì pomeriggio come procede la settimana? Un
piccolo sforzo e se ci pensate siamo già al weekend. Oggi ho pensato a lungamente se
scrivere o no questo post ma devo dirvi che stavolta, ho deciso di seguire la mia
impulsività.
Ieri pomeriggio leggevo un paio di news sul web, come faccio spesso, quando bell’ e buono un
post raffigurante una donna con una clessidra in mano attrae la mia
attenzione; leggo con più attenzione e visualizzo nella mia mente:” La
bellezza non ha età, la fertilità si”. Rimango inizialmente sbigottita e
cerco di raccogliere le idee, prima ragionando sul perchè dell’ equazione bellezza -fertilità che potrebbe confondermi e rimandarmi all’idea di una bellezza
arcaica e primitiva che portava in sé l’idea della madre ( intesa come
madre terra, madre cosmica) poi capito il vero senso del discorso mi
indigno di brutto.
Procedo nella mia ricerca, scorrendo le immagini e trovo altri post dagli slogan che mi ricordano
tanto la propaganda dell’Italia dell’ anteguerra o di alcune leggi dei paesi
che facevano parte del blocco sovietico del tipo :”La Fertilità è un bene
comune” o “L’utero è dello stato” e così via.
Questa fantastica e geniale trovata di marketing (ovviamente parlo in maniera ironica) viene
dalla mente del ministro della salute Beatrice Lorenzin in occasione del lancio del “Fertility day”
che si terrà questo 22 Settembre, no non si tratta di una festa pagana per
ringraziare del raccolto o per compiacere la Dea Iside come pensavo all’inizio, ma è una giornata per promuovere la fertilità nel
nostro paese.
Non mi indigno tanto per la promozione della fertilità perché spesso
programmi come questo partono nei paesi occidentali soprattutto in Europa
visto il calo della natalità e mi viene in mente la Svezia o la Francia che
promettevano orari flessibili alle madri, assegni di maternità e una serie di diritti
sui quali in Italia si tende spesso e volentieri a sorvolare.
Ma quello che mi fa veramente arrabbiare non è tanto il perchè ma il come è stata portata avanti questa campagna offensiva per le donne e anche per le famiglie, colpevolizzare la sterilità o il figlio unico, invogliare a essere genitori giovani perchè c’è un timer che pende come una spada di Damocle non mi sembrano soluzioni efficaci per aumentare la natalità in Italia. Con tutte le battaglie delle madri lavoratrici, per l’interruzine di gravidanza, contro i medici obiettori di coscienza, mi sembra di essere tornata all’epoca della cicogna che portava i bambini. E poi, sinceramente, io della mia fertilità, della
mia voglia di essere madre oppure no non dovrei dare conto a nessuno
tantomeno allo stato italiano, essere madre è una mia scelta che nasce dal
profondo, da una scelta saggia e ponderata e dalla gioia di sapere di poter
mettere al mondo un bimbo amarlo, curarlo e dargli la possibilità di vivere
serenamente.Gli unici a sapere cosa voglio farne della mia fertilità potrebbero essere il mio compagno e la mia ginecologa, che peraltro è una donna molto sveglia. Inoltre conosco tante donne che per scelta o perché i casi
della vita a volte sono strani non hanno avuto figli e questo, di certo, non le rende
minimamente persone di serie B o aliene, non si tratta di persone acide o
meno amorevoli delle altre come vengono dipinte da qualcuno che non guarda alla trave nel suo occhio, anzi a dirla tutta, ho visto più amore negli occhi velati di
chi avrebbe voluto avere figli e non ha potuto che in quelli di chi è madre
e magari lo fa per facciata e per tenere in piedi un matrimonio ( ricordate De André
quando dice farai l’amore solo per avercelo garantito?).
E poi le donne non sono incubatrici, i figli dovrebbero essere frutto
dell’amore e trovare un compagno adeguato non è spesso semplice. E non mi soffermo sulla mancanza di lavoro, sui diritti delle madri lavoratrici, sulla mancata assistenza alle famiglie da parte dello stato perchè andrei avanti fino a domani mattina mandando a far benedire la mia iconica gentilezza
Tutto ciò che ho letto ieri era anacronistico, datato sembrava provenire da
un giornale di 50 anni fa e invece no, ma allora cara ministra me lo dici
come li faccio vivere degnamente i miei figli se a malapena sopravvivo io?
Almeno sul web c’è chi si è divertito a trasformare l’evento in qualcosa di goliardico, per la serie ridiamo per non piangere.
Come sempre quelli di Ceres l’hanno messa sul piano dell’allegria.
E per la Lorenzin sarebbe meglio cambiare media manager.
Baci
Ok ‘sto #fertilityday, ma ci avete pensato alle conseguenze? pic.twitter.com/GU1mPa8kZb
— CeresOfficial (@Ceres) September 1, 2016

